PENSIONI

Domenica 14 Gennaio 2018 di Michele Di Branco
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In pensione anticipata con l’Ape a giugno. Dopo diversi mesi di incertezza, arriva finalmente una schiarita sui tempi di attivazione della riforma che consentirà ai lavoratori prossimi alla pensione di andare a riposo prendendo un prestito dalla banca, restituendo l’anticipo nell’arco di 20 anni ed accettando così un taglio dei trattamenti futuri che sono dell’ordine del 5% l’anno e che, con il massimo dell’anticipo, potranno arrivare a circa il 18%.
Il ministero dell’Economia ha firmato l’accordo quadro con Abi e Ania definendo dunque le intese con banche e assicurazioni ed ora manca solo la circolare applicativa dell’Inps che, secondo le previsioni di chi sta seguendo il dossier, dovrebbe arrivare entro febbraio. A quel punto chi è interessato potrà fare immediatamente domanda e, dopo la risposta di accoglimento dell’Istituto di previdenza (tempo previsto: tre settimane), le banche si attiveranno. Primo pagamento nel giro di due mesi: il che vuol dire, appunto, che i più rapidi a muoversi potranno maturare il diritto all’Ape per giugno. Anche se i primi bonifici, comprese ovviamente le mensilità arretrate, saranno accreditati tra luglio e agosto. «Si parla molto – spiega Stefano Patriarca, membro del nucleo tecnico sulla politica economica di Palazzo Chigi – della possibilità di abbassare l’età di pensionamento abolendo o intervenendo sulla legge Fornero, con costi elevatissimi. La flessibilità introdotta negli ultimi due anni è già realtà senza aumentare in modo insostenibile la spesa pensionistica e questo strumento si aggiunge all’Ape social già operativa che è destinata alle fasce in difficoltà sociale come i disoccupati o ai lavori gravosi e che è interamente a carico del tutto pagata dallo Stato».
A CHI SPETTA
Patriarca stima tra l’altro che le misure su usuranti, gravosi, precoci, cumulo e Ape social permetteranno a 53 mila persone di avere una pensione o un’indennità anticipate dai 5 mesi a oltre 3 anni. Quanto ai meccanismi che renderanno possibile l’anticipo pensionistico (che potenzialmente riguarda 350 mila lavoratori nel 2018) è tutto confermato. L’Ape volontaria (che è retroattiva e include anche i lavoratori che hanno maturato i requisiti di legge entro il primo maggio 2017) poggia sul prestito bancario riconosciuto ai lavoratori che non hanno ancora maturato i requisiti previsti per la pensione di vecchiaia, a patto che abbiano compiuto i 63 anni di età, siano in possesso di almeno 20 anni di contributi e siano distanti almeno 3 anni e 7 mesi dalla pensione. In pratica la banca, attraverso l’Inps, anticipa al lavoratore tutte le rate di pensione che gli mancano prima di raggiungere i requisiti ordinari per andare a riposo. Inoltre, il trattamento maturato al momento della domanda deve essere di importo non inferiore a 1,4 volte il minimo che, nel 2017, ammonta a 702 euro. L’Ape volontaria, dunque, non sarà calcolata in base alla futura pensione, ma all’importo di pensione maturato al momento della domanda. Il tetto massimo dell’assegno arriva al 90% della pensione calcolata al momento della domanda se l’anticipo è richiesto per meno di 12 mesi. Il limite scende all’85% se l’anticipo è relativo ad un periodo che va dal 12 ai 24 mesi, all’80% tra i 24 e i 36 mesi o al 75% se si chiede per più di 36 mesi. 
GLI IMPORTI
L’importo dell’Ape volontaria sarà determinato al netto dell’Irpef dovuta solo per il reddito da pensione, compresa l’addizionale regionale ma esclusa quella comunale. Sulla restituzione dell’Ape nei 20 anni successivi al pensionamento verrà applicata una detrazione nominale del 50% sui costi di interessi e assicurazione. Per quanto riguarda il tasso annuo nominale applicato sul debito dovrebbe essere fissato intorno al 3%, mentre il costo della polizza di assicurazione dovrebbe attestarsi al 30% del finanziamento. C’è anche una commissione dell’1,6% sull’importo del prestito che serve per alimentare un fondo di garanzia, con cui lo Stato ripagherà le banche e le finanziarie che erogano i soldi, in caso di eventuali insolvenze. Occorre ricordare che se il pensionato muore prima di aver finito di restituire il prestito, l’assicurazione paga il debito residuo e l’eventuale reversibilità viene corrisposta senza decurtazioni.

Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 12:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

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